l'apologia del giocare sporco
27 minuti fa
Blog musical-politico di www.hitparadeitalia.it
La nostra N.1 della scorsa hit parade che non c'era, "L'unica cosa che resta" di Pacifico e Malika Ayane è entrata di filato nella hit parade che c'è (la nostra Top 100 Brani) e lascia quindi la sua posizione ad un nuovo N1., conquistato al primo colpo dall'ultimo singolo di Mario Venuti, Quello che ci manca, inspiegabilmente bocciato dalla commissione sanremese. No comment.
La notte di Arisa si conferma per la terza settimana consecutiva al primo posto, con un notevole vantaggio sulla seconda classificata, che però ora è un successo internazionale in fortissima ascesa, ovvero Somebody That I Used To Know di Gotye con Kimbra: assisteremo in breve a un cambio della guardia in vetta alla nostra Top 100?
Seconda settimana in vetta per La notte di Arisa, che si consolida "vincitrice morale" dell'ultimo Sanremo. Alle sue spalle sono stabili Emma con Non è l'inferno e Noemi con Sono solo parole mentre sale fino al quarto posto Caruso di Lucio Dalla.
Tre film con oltre 6 milioni di incasso praticamente appaiati in testa al box-office di Febbraio, che ha ottenuto ottimi risultati d'incasso nonostante (o a causa) del gelo delle scorse settimane. Due di questi (2° e 3°) sono italiani: Benvenuti al Nord e Com'è bello far l'amore, mentre al 1° posto il pluri-nominato Hugo Cabret, omaggio di Scorsese al mondo dei fumetti.
Vertice rinnovato della nostra classifica che non c'è: balza in vetta una new entry italiana costituita dall'affiata coppia Pacifico e Malika Ayane, tra le cose migliori del panorama mainstream (o quasi) nazionale. Il brano si intitola L'unica cosa al mondo ed anticipa il nuovo album UNA VOCE NON BASTA DEL cantautore milanese.
Non c'è solo la Festa della Mamma o quella del Papà, c'è anche il PI Day, cioè la Festa del Pi Greco, e ricorre oggi, 14 Marzo, cioè 14,03 o meglio, con notazione anglosassone che usano mettere il mese prima del giorno: 3,14. Appunto, che è il l'abbreviazione tipica per quel numeraccio lì.
La notte di Arisa conquista meritatamente la prima posizione in una classifica rivoluzionata dall'ingresso in massa di alcune delle più belle canzoni dell'immenso repertorio di Lucio Dalla.
Nei giorni scorsi è scomparsa una delle figure più importanti del panorama musicale italiano del secolo scorso. Era nata a Bologna. E' stata all'apice del successo per oltre trent'anni. Ha raccolto gloria ed allori da critica e pubblico, coniugando gusti popolari e raffinatezze elitarie. No, non stiamo parlando di Lucio Dalla ma di Lucia Mannucci, splendida voce femminile del Quartetto Cetra. I media mainstream hanno fatto il loro compitino riportando la notizia da qualche parte, il web ha fatto la sua parte con qualche bel post, ma niente elaborazione del lutto nazionale come avvenuto per un'intera settimana per Dalla. Peccato.
Prime posizioni invariate nella nostra lista dei brani che preferiamo al momento, e che vorremmo vedere in classifica, e che qualche volta le vediamo (come alcune scelte che avevamo per Sanremo giovani e che abbiamo visto premiare dall'ingresso nella Top 100: Carlo di Celeste Gaia, Nella vasca da bagno del tempo di Erica Mou o Incognita poesia di Dana Angi). Sì, brani addirittura italiani, che nella nostra classifica dei desideri sono presenti spesso numerosi. Come anche questa settimana: 7 su 20, da Ogni cosa di me di Sergio Cammariere a Mi sono rotto il cazzo, una chicca dal gruppo Lo Stato Sociale.
Le canzoni di Sanremo si impossessano letteralmente della nostra classifica: la vincitrice Non è l'inferno di Emma è il nuovo numero 1, seguita -nello stesso ordine del podio ufficiale- da Arisa con La notte e Noemi con Sono solo parole.
Non è mai tanto lunga questa rubrica che rende l'estremo omaggio a un artista appena scomparso. Ma come fare a rendere omaggio a Lucio Dalla in così poche righe? E non solo per la sua sterminata discografia. Lucio è stato un vero e proprio artista che ha nobilitato il pop e la cosiddetta canzonetta: l'ha fatto tutto in punta di piedi, prima come eclettico interprete del beat senza essere un vero beatnik, dopo come cantore della nuova realtà alienata attraverso l'arte di Roberto Roversi, alterego di Pasolini, quindi come cantautore in toto, che giocava con il linguaggio e regalava sempre nuovi colori alla tavolozza della canzone d'autore, sospesa tra una epifania grottesca del reale e una esplosione di vitalità (inquadrata dal punto di vista della gente comune) altrimenti inesprimibile.